Con lo Scudetto già in cassaforte e la finale di Coppa Italia alle porte, il centrocampista dell'Inter Nicolò Barella si tuffa nell'ultimo atto della stagione, portando sulle spalle le ambizioni di Cristian Chivu e i dati statistici a sostegno di quel fardello. In 32 presenze di campionato quest'anno, Barella ha timbrato il cartellino con tre reti e otto passaggi decisivi, mantenendo una media voto di 7.20 in una campagna in cui i Nerazzurri hanno raccolto 82 punti in 35 gare.
Quella costanza emerge con chiarezza se si guarda ai numeri complessivi della squadra. L'Inter ha messo a segno 82 gol e ne ha incassati appena 31 in Serie A, una solidità difensiva che permette ai centrocampisti di agire con audacia piuttosto che con timore. Barella è stato il vero motore di quella libertà: un elemento il cui contributo in termini di assist non rispecchia solo la sua qualità individuale, ma anche la fiducia che Chivu gli concede per collegare le linee sotto pressione.
La settimana in arrivo rende il quadro ancora più definito. I Nerazzurri si recano a Roma per sfidare la Lazio in un match di campionato che funge da riscaldamento per la finale di Coppa Italia, in programma mercoledì — uno scontro tra le stesse rivali con stakes ben più elevati. L'assenza di Francesco Pio Esposito e Hakan Çalhanoğlu dal viaggio nella Capitale carica Barella di un'ulteriore responsabilità creativa. Senza Çalhanoğlu, l'architetto principale della manovra in profondità, l'equilibrio a centrocampo si sposta, e la versatilità del sardo diventa non più un optional, bensì un'esigenza tattica.
A 29 anni, questa stagione ha confermato il profilo di Barella. Il suo rating AI complessivo di 80 su 100 dipinge un giocatore che opera al massimo del suo potenziale consolidato, un livello che, a questo punto della carriera, difficilmente salirà di molto. Non si tratta di una critica, bensì di un ritratto di un mediano che ha trovato la sua dimensione e la mantiene, partita dopo partita, in una formazione da titolo. Quegli otto assist in 32 apparizioni sono il frutto di chi legge il gioco con anticipo, non di chi lo insegue.
L'udienza in Vaticano — un momento di pausa condiviso dalla squadra dopo la conquista dello Scudetto — ha offerto una breve tregua prima dello sprint finale. Ora, Barella torna al fulcore del campo con un trofeo già in bacheca e un altro a un passo. Come si comporterà contro la Lazio, sia in campionato sia in finale, deciderà se questa annata si chiuderà con un double o con un semplice anno positivo.
I suoi numeri suggeriscono che il primo sia alla portata. L'evidenza sta nei dati, e i dati non hanno tradito per tutta la stagione.