L'allenatore della Fiorentina Paolo Vanoli ha ammesso senza mezzi termini, al termine della pesante sconfitta per 4-0 subita dalla Viola contro la Roma all'Olimpico, che Moise Kean non è riuscito a smaltire i problemi in tempo per il match. Una confessione schietta che ha catapultato il 26enne attaccante al cuore di una squadra impegnata nella lotta per la salvezza in Serie A.

Il momento è spietato. I viola occupano il 16° posto con 37 punti in 35 gare, un bilancio di otto vittorie, tredici pareggi e quattordici ko che dipinge una stagione di precario equilibrio. Con sole tre giornate al termine, lo spazio per gli errori è minimo, e il centravanti di riferimento non è al top.

I dati di Kean in questa annata rendono palpabile la sua assenza: otto reti e un assist in 26 presenze in campionato, con una media voto di 6.70, incarnano l'apporto offensivo più evidente della Fiorentina. Una formazione che ha timbrato il cartellino appena 38 volte in 35 incontri — meno di una marcatura a partita — non può redistribuire con facilità quel peso. Quando il boa è fuori uso o limitato, l'attacco viola non si limita a indebolirsi; perde il suo punto di riferimento offensivo.

Le scuse ufficiali di Vanoli ai tifosi, in seguito al tracollo contro la Roma, hanno evidenziato l'ampiezza del disastro, ben oltre il risultato sul tabellone. Un 4-0 in piena bagarre per non retrocedere è un segnale di fragilità evidente, e la trasparenza del tecnico sulla condizione di Kean, anziché eluderla, ribadisce quanto sia cruciale l'attaccante per ogni strategia nei prossimi tre impegni.

Il rating AI complessivo di Kean, fermo a 67 su 100, indica un giocatore che sta ancora navigando entro i limiti delle sue potenzialità. Se i viola riusciranno a centrare il loro obiettivo — la permanenza in categoria — potrebbe dipendere da quanto in fretta lui riuscirà a esprimersi al massimo.